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Marrazzo, sono 9 gli assegni spariti
view post Posted on 6/11/2009, 10:49Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 23/12/2009, 11:29


La Procura acquisisce carte personali e documenti in Regione
Il governatore del Lazio aveva detto di averne stacca solo tre
Marrazzo, sono 9 gli assegni spariti
si inizia a ricostruire il ricatto
di ELSA VINCI

Marrazzo, sono 9 gli assegni spariti si inizia a ricostruire il ricatto
ROMA - Il mistero degli assegni smarriti. Prima erano solo tre, in realtà sono nove. Tanti ne ha dichiarati Adelfio Luciani, segretario dell'ex governatore del Lazio, nella denuncia al commissariato Saxa Rubra di Roma il 13 luglio scorso. Nel primo interrogatorio, quello del 21 ottobre, Piero Marrazzo, quando ricostruisce l'irruzione dei carabinieri in casa del trans Natalì, dice di aver staccato tre assegni, uno da 10 mila e due da 5 mila euro. Impaurito, sperava di evitare lo scandalo. Poi afferma di aver incaricato il segretario di denunciarne lo smarrimento. Ma Luciani parla di nove titoli. Che fine hanno fatto gli altri sei? La procura ne segue le tracce. Anche negli appunti, nelle agende, nelle carte personali e nei documenti tenuti in ufficio alla Regione Lazio, acquisiti dal Ros su ordine del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che ha disposto il "sequestro" per ricostruire il ricatto.

Marrazzo stacca assegni per pagare gli incontri con i trans? Secondo chi indaga, i titoli potrebbero essere stati forniti come garanzia di denaro contante che sarebbe arrivato dopo. Cifre rilevanti per comprare anche il silenzio? E forse cocaina? Nel secondo interrogatorio, quello del 2 novembre, l'ex governatore ammette che le visite a Natalì o a Blenda ("con la l e non con la r, per essere unica") erano spesso conditi con polvere bianca. Nel verbale, Piero Marrazzo dice ai pm di "non ricordare se ha dato assegni a Natalì per le sue prestazioni". "Assegni - precisa - poi restituiti in cambio di contanti".

Ai magistrati non sfugge la data della denuncia del segretario dell'ex presidente: 13 luglio 2009, dieci giorni dopo l'irruzione dei carabinieri accusati del ricatto per il video compromettente e due giorni dopo il primo contatto tra il pusher Rino Cafasso e le gionaliste di Libero, interessate al filmato. L'ex governatore blocca gli assegni perché sa della trattativa? Tra l'altro dagli atti dell'inchiesta risulta che c'erano politici laziali di centrodestra interessati all'acquisto di un video con Marrazzo e un trans.

La risposta al mistero degli assegni, ma non solo, ogni elemento utile alla ricostruzione del quadro criminale, si cerca nell'agenda dell'ex governatore, dove è segnato anche l'appuntamento del 20 ottobre con l'imprenditore della Sanità ed editore Angelucci. E ancora nelle carte tenute in ufficio, persino negli appunti, acquisiti mercoledì scorso dai carabinieri del Ros. Su delega del pm, oltre all'elenco sulle spese di rappresentanza, i militari hanno svuotato i cassetti dell'ex presidente alla Regione Lazio.

La verifica sui documenti è stata disposta per verificare "il piano" ordito, secondo i magistrati, dai quattro carabinieri infedeli, che rimarranno in carcere sicuramente sino alla prossima settimana. Il tribunale del riesame torna a riunirsi lunedì prossimo per valutare la richiesta di scarcerazione presentata dai difensori di Luciano Simeone, Carlo Tagliente, Nicola Testini e Antonio Tamburrino, che chiedono la revoca dell'ordinanza di custodia a Regina Coeli firmata dal gip Sante Spinaci. I quattro respingono l'accusa di aver ricattato Marrazzo e affermano che il loro unico ruolo nella vicenda è stato quello di tentare di vendere il filmato. "Giravano con grosse auto e orologi Rolex", ha detto Max Scarfone, il fotografo che ha fatto da mediatore nella trattativa con i giornali. Due di loro sono stati riconosciuti come autori di tre rapine da alcuni trans, che hanno denunciato di averne subite diverse da personaggi che si qualificavano come carabinieri. Gli investigatori indagano su oltre dieci casi.

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Agire d’istinto è meglio che ragionare.



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